| ecco il terzo cap. di THE KISS ^^ spero sia di vostro gradimento.
Capitolo 3 (continua dal finale del capitolo 2)
Spencer era accaldata e confusa, i suoi occhi serrati, mentre si concentrava su tutte le sensazioni che attraversavano il suo corpo. Non poteva credere che il solo ballare con Ashley in questo modo potesse farla diventare così sofferentemente eccitata. La morbida lingua che carezzava la sua le faceva venire i brividi giù per la spina dorsale, e la coscia fra le sue gambe stava causando un fremito piuttosto intenso.
La bruna si staccò dal bacio, entrambi i loro respiri erano dei rantoli rauchi.
“Spence,” gemette lei, “dovremmo fermarci.”
Lei annuì, e con uno sforzo colossale, riuscì a districarsi dal corpo della sua ragazza. È in occasioni simili che desidererei non voler aspettare. Sapendo di non potercela fare per il resto della serata in quello stato di eccitazione, prese in fretta una decisione.
“Torno fra un attimo,” disse, indicando in direzione del bagno.
Ashley sorrise, baciandola frettolosamente, e dandole una pacca sul sedere a mo’ di gioco mentre lei si stava allontanando. “Non starci troppo, tesoro. Mi mancherai.”
Sorrise, voltandosi per fare la linguaccia alla bruna da sopra la spalla.
Il bagno era vuoto. Spencer entrò in uno dei gabinetti, chiudendolo a chiave, e si sedette sul copri-water. Appoggiò la testa indietro contro il muro, respirando profondamente. Le sue mani si fecero strada giù per il ventre, e si spostarono verso la cerniera del jeans. La abbassò, poi fece scivolare dentro la mano, oltre la fascia delle mutandine inzuppate. Come ho fatto a bagnarmi così?
Ansimò, mordendosi un labbro mentre le sue dita trovavano il liscio fascio di nervi, e incominciavano a sfregarlo. Il ricordo della lingua di Ashley contro la sua, le sue mani che vagavano sul suo corpo, e la coscia che premeva verso su contro le sue gambe era indelebile nella sua mente, vivido mentre immaginava la mano della bruna al posto della sua, che la toccava. Forti e calde scosse di piacere percorsero il suo corpo, e i suoi movimenti si fecero sempre più violenti. Dio.. che cosa riesce a farmi.. Questo pochi minuti prima di incurvarsi e ansimare per l’arrivo del suo orgasmo.
“Ashley,” gemette lei, mentre il suo corpo si rilassava.
Dio, è stato così bello.
Si concedette un momento per riprendersi, sentendosi neanche lontanamente sazia, ma meglio, adesso che le vibrazioni si erano attenuate. Si mise in piedi, rialzò la cerniera, uscì dal gabinetto e si lavò le mani nel lavandino. Quando tornò al bar dove aveva lasciato Ashley, la vide parlare con la ragazza che lavorava là.
Ashley sorrise come vide la bionda, e la abbracciò stretta.
“Cat,” si rivolse alla barwoman, “questa è Spencer.”
“Ci siamo conosciute,” disse lei, sorridendo. Osservò il modo in cui la mano della bruna teneva quella di lei, e il sorriso si fece più ampio. “Quindi voi due avete risolto le cose, huh?”
“Sì, abbiamo risolto,” confermò Spencer, baciando Ashley sulla guancia. “E ne sono davvero felice.”
I loro occhi si spostarono verso il tavolo dove avevano lasciato i ragazzi, ma loro non c’erano. Entrambe aggrottarono la fronte, e guardarono dappertutto nel club. Davvero strano.. Quand’è che sono scomparsi?
La bionda guardò l’orario sul cellulare, erano le dieci. “Dovremmo andare a cercarli.”
“Sì, ok.”
Si incamminarono per andar via, ma Cat trattenne per un secondo Ashley. “Non lasciartela sfuggire, Ash. È una ragazza d’oro.”
Uno splendido sorriso si formò sulle sue labbra. “Non ti preoccupare, non ho nessuna intenzione di lasciarla andare.”
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“Cosa?” ripeté Glen, la paura disegnata sui suoi lineamenti.
Aiden fece spallucce, distogliendo lo sguardo. Si ficcò le mani in tasca; dalla sua posizione si capiva chiaramente il suo disagio. Sapevo che non avrei dovuto dire nulla. Ora penserà che ci stavo provando con lui, o qualcosa del genere. E non è così.
“È solo,” Aiden cominciò, sospirando. “Immagino che ho avuto così tante brutte esperienze con le ragazze.. nessuna delle mie relazioni ha funzionato. Quindi.. magari è più di una serie di sfortunate coincidenze.. capisci?”
Il ragazzo biondo era ancora senza parole. “Non so che dirti, amico.”
Accanto a lui, il ragazzo più alto stava per parlare di nuovo, quando qualcuno li chiamò. Videro Spencer e Ashley, che si sbracciavano per farsi vedere. Salvato dalle lesbiche, pensò Glen, resistendo all’impulso di scoppiare a ridere.
“Ehi, dove stavate andando?” domandò Ashley.
Aiden alzò le spalle in maniera evasiva. “Solo.. qui attorno.”
Ci fu un momento di imbarazzante silenzio, e la bruna ebbe la sensazione che avevano interrotto qualcosa. Cosa, esattamente, non ne era sicura. Gettò uno sguardo alla sua ragazza, che sembrava pensare la stessa cosa, e con un messaggio muto le fece capire che ne avrebbero parlato dopo. Spencer sorrise e abbassò leggermente la testa, gesto sottile abbastanza da non essere notato da nessuno dei due ragazzi.
“Okay!” esclamò Ashley, battendo le mani. “Dico che dovremmo tornare a casa dei Carlin a giocare a Scrabble. Ci state?”
Ci fu un coro di “sì” e “certo”, salirono nei loro rispettivi veicoli, e si misero alla guida verso la casa dei Carlin.
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“Sì!” esclamò Ashley, con un sorriso trionfante. “Clamidia!”
Gli altri tre seduti attorno al tavolo la fissavano, mentre si metteva a fare una danza della vittoria. Quando smise, guardò i tre paia di occhi fissi su di lei.
“Cosa?”
Spencer scrollò la testa, ridendo. “Com’è che sei un’esperta di malattie a trasmissione sessuale?”
La bruna si lasciò cadere accanto alla sua ragazza, e fece spallucce. “Mia madre si è sottoposta a un’iniezione di botulino quando avevo, tipo, dieci anni. Quindi me ne stavo seduta nella sala d’attesa, e c’era una specie di piccolo opuscolo. Lo lessi e c’erano tutte queste parole divertenti. Le immagini erano piuttosto disgustose, però.”
Spencer fece una faccia orripilata. “Com’è che non ne sei rimasta segnata a vita?”
Ashley sogghignò. “È quello che mi ha detto la mia strizzacervelli.”
Continuarono a giocare la partita per un po’, fino a che le ragazze non si seccarono, e decisero di mettersi a sedere e guardare Glen ed Aiden che diventavano competitivi. Sentì un leggero colpetto sulla spalla, e guardò la ragazza più giovane, che le indicava il pavimento fra loro.
Sul tappeto c’erano delle tessere dello Scrabble, che formavano la frase, ‘Ti amo.’
Oh mio dio, quant’è dolce?
Ashley si sporse e la baciò, sussurrando contro le labbra di lei, “Ti amo anch’io, Spence.”
Spencer sorrise e sbatté le ciglia contro le labbra della sua ragazza, e prendendola in giro per non star ferma troppo a lungo. Dopo qualche secondo di questo motteggio, Ashley ringhiò a mo’ di gioco e balzò sulla bionda, spingendola all’indietro sul tappeto, e mettendosi a cavalcioni mentre attaccava la bocca di lei.
Aiden e Glen sollevarono lo sguardo dalla loro partita di Scrabble e videro le ragazze che stavano per metà lottando e per metà baciandosi sul pavimento, e il ragazzo biondo scrollò le spalle. Non è che mi stia piacendo molto vedere mia sorella arrapata oggi.
Comunque, non durò per molto.
“A-hem.”
Presa alla sprovvista, e quasi con un colpo al cuore, Ashley si fermò, la sua bocca ancora un tutt’uno con quella di Spencer. Sollevò lo sguardo e vide Arthur in piedi nel corridoio, un sogghigno divertito sul volto, e un sopracciglio alzato a metà fra il suo posto e l’attaccatura dei capelli.
Le loro labbra si staccarono con un suono più che udibile, e si affrettò ad allontanare la sua ragazza. Entrambe le loro facce erano di rosso fuoco. Merda, mi ero dimenticata che non eravamo soli. In ogni modo, quand’è che il signor Carlin era rincasato?
“Allora, cosa state facendo, ragazzi?” chiese lui, sogghignando ancora.
“Uh.. giochiamo a Scrabble,” rispose Glen, indicando il quasi dimenticato tabellone da gioco.
Lui rise, rivolgendo alla bruna e alla figlia uno sguardo che le rassicurava che non era arrabbiato, e andò a sedersi su uno dei divani vicini al tavolo.
“Vi dispiace se mi unisco a voi?”
“Certo, papà,” si fece avanti Glen, “puoi prendere o il posto di Spencer o quello di Ashley. Anche se Ash ha più punti.”
Prese il suo posto, e i tre vennero presi così tanto dal gioco che non notarono le due ragazze che strisciavano via dal salone e su per le scale. I ragazzi sono ragazzi, pensò lui, sorridendo. Ricordava quel paio di volte che era stato beccato dai suoi genitori in situazioni piuttosto compromettenti. Almeno non devo preoccuparmi che la mia bambina rimanga incinta.
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Spencer si sedette sul suo letto, stendendosi sui cuscini mentre la sua ragazza esaminava i suoi averi. Pensò che fosse una cosa bizzarra da fare, ma la bruna insistette dicendo che voleva saperne di più riguardo a Spencer, e che si può capire molto di qualcuno da quello che c’è nella sua stanza. Era in piedi di fronte al cassettone della ragazza più giovane, ed esaminava i suoi trucchi e le sue cose.
“Oh mio dio, hai dell’olio per massaggi?”
“Già,” disse lei, guardando i focosi occhi castani. “Non l’ho mai usato, però. Era un regalo.”
Ashley sorrise, avvicinandosi a lei. Aprì la bottiglia e l’annusò. La fragranza era fragola e vaniglia, e non appena la inspirò, le venne una magnifica idea.
“Levati la maglietta.”
Spencer spalancò gli occhi. “Cosa?”
La bruna rise, indicando l’olio che aveva nelle mani. “Ti voglio fare un massaggio. Ho preso delle lezioni la scorsa estate, sono davvero brava. Ho delle dita magiche.”
Scommetto di sì, pensò lei, sentendo un chiaro tremore nelle parti basse. Concludendo che ciò sarebbe potuto essere divertente, si alzò e si girò, sollevando le braccia sopra la testa. Ashley sbarrò gli occhi. Non aveva pensato sul serio che l’altra ragazza ci sarebbe stata.
Adesso ci divertiamo. Si mise dietro la sua ragazza, allungando la mano per afferrare il margine inferiore della maglietta. Gliela sfilò, gettandola sul pavimento. Poi, le dita un po’ tremanti, cercò il gancio del reggiseno. Si sganciò facilmente, e Spencer abbassò le braccia, per permettere all’indumento di scivolare giù per terra ai suoi piedi.
Fissando la sua schiena nuda, Ashley non poteva evitare di chiedersi come doveva essere il seno che aveva appena liberato dalla sua costrizione. Si allungò e fece scorrere le mani su fianchi di lei, la carne nuda sotto le sue dita. Si fermò giusto sotto le rotonde sfere del suo seno, e sussurrò, “Okay, piccola, stai giù.”
Spencer si mise giù sul letto, e alcuni secondi dopo senti un peso sul sedere.
“Ti sei seduta sul mio culo?”
Ashley rise, spalmandosi dell’olio sulle mani. “È la maniera migliore nella quale io possa massaggiarti uniformemente la schiena. Quindi zitta e rilassati.”
Iniziò a massaggiare l’olio sulla pallida e liscia pelle, partendo dal fondo schiena e facendosi strada su verso le spalle e le braccia. Aggiunse un altro po’ d’olio nei suoi palmi, e li fece scorrere sui fianchi di Spencer, sfiorandole i seni con la punta delle dita.
Si piegò in avanti, baciandole la nuca. “Hai una schiena sexy. Te l’ha mai detto nessuno?”
“No. Ma ho ricevuto dei complimenti per il mio davanti,” rispose Spencer, girandosi sotto il peso della sua ragazza per mettersi a pancia in su.
Ashley rimase a bocca aperta. Aveva gli occhi spalancati; provò a dire qualcosa, ma il suo cervello aveva deciso di mettersi in ferie. Tutto ciò che riusciva a fare era guardare a bocca aperta la sua pancia liscia, e il suo seno sodo e rotondo, ciascuno con al centro il proprio capezzo rosa chiaro. Io..huh..cos..
Spencer ridacchiò. Poi, la sua faccia divenuta seria, disse, “Va’ avanti.”
Delle dita esitanti si mossero in su per la sua pancia, ad un andatura penosamente lenta, e alla fine raggiunsero il suo seno, afferrandolo e provando un piacevole stupore al sentire il suo peso fra le mani. Sfregò i capezzoli con i pollici, sentendoli indurirsi al suo tocco. Gli occhi blu si chiusero, e lei si inarcò fra le sue braccia.
“Spence.. Voglio..”
Gli occhi blu cobalto semi-chiusi guardarono dritto nei suoi, lo sguardo soltanto le faceva dilatare le pupille. La sua risposta era chiara in loro, e lei abbassò la bocca verso la carne focosa, senza mai scostare lo sguardo. Mise fuori la lingua, facendola scorrere sul capezzolo del seno destro. Spencer ansimò, emettendo un gemito come la bocca della ragazza si chiuse, succhiando quanto seno possibile.
Avvolse le sue dita nei capelli ricci castani, i suoi gemiti rauchi incoraggiavano Ashley a continuare. Passò al seno sinistro, ripetendo il procedimento. Tracciò una scia di baci giù sul suo ventre piatto, fermandosi per immergere la lingua nell’ombellico di Spencer. Poi appoggiò la testa sulla pelle morbida, soffiandoci sopra e facendo fremere la sua ragazza.
Spencer emise un sospiro di felicità, sentendo l’altra ragazza che le abbracciava le gambe. “Voglio aspettare ancora, Ash.”
“Lo so”, disse la bruna, sorridendole. “Almeno adesso so come è il tuo seno.”
La bionda rise e scosse la testa, sentendo l’altra ragazza che la baciava di nuovo verso su, poi si mise su di lei. Tirò la coperta su di loro, e accoccolò la testa nell’incavo del collo di lei. Spencer allungò il braccio e spense la luce, sorridendo mentre si metteva su un fianco per dormire.
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Il giorno seguente, dopo la fine della scuola, Ashley guidò fino all’ospedale. Fermò la macchina nella zona parcheggio, tolse le chiavi dall’accensione, e rimase seduta per un momento, raccogliendo il coraggio. Una parte di lei sapeva che ci sarebbero potute essere serie conseguenze derivanti da quello che stava per fare, ma il desiderio di aggiustare le cose per Spencer era incontenibile. So per esperienza diretta quanto faccia schifo sentire l’assenza di un genitore nella propria vita.
Non avevano discusso esplicitamente su come tutta la questione di Paula stesse incidendo sulla bionda, ma essendole così vicina, poteva vedere che la stava facendo soffrire. L’altra notte, un po’ dopo che si erano addormentate, lei si era svegliata e aveva visto le lacrime di lei che le scendevano sulle sue guance alabastre. Spencer stava piangendo nel sonno, e piagnucolando parole così leggere che la bruna non riusciva a decifrare. In ogni caso, aveva un’idea abbastanza probabile su cosa stesse sognando la sua ragazza, e questo l’aveva motivata ancora di più a parlare con la madre superiora.
Non deve essere d’accordo con tutto questo, o cambiare completamente atteggiamento e pensare che sia normale e giusto. Ma deve sapere che alle volte vivere con una persona, nonostante i suoi difetti e i conflitti di opinione e di valori, è molto più importante che odiarla per sempre ed escluderla dalla propria vita. Può essere una stronza, ma so che le importa di Spencer, e so che non vorrà perdersi la sua bambina che cresce. Quindi dovrà solo incassare il colpo e gestire il fatto che sua figlia ha una ragazza…io.
Annuendo a se stessa, e sentendosi abbastanza pronta psicologicamente, scese dalla macchina. Dopo averla chiusa a chiave, si avviò verso l’entrata dell’ospedale, e si avvicinò al bancone, dove una donna di mezza età stava rispondendo al telefono.
Guardò in su ad Ashley con un sorriso gentile. “Salve, huh, cosa posso fare per te?”
“Um, Paula Carlin è a lavoro oggi?”
La donna annuì. “Sì. Penso sia in pausa. Sei un’amica della figlia?”
“Lo può dire forte. Se non le dispiace… Vorrei cercare la signora Carlin da sola. Ho bisogno di parlarle di qualcosa di piuttosto privato.”
“Certo,” disse la donna, mostrandole la strada. “In fondo alla hall e poi a destra.”
“Grazie.”
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Paula era seduta alla sua scrivania in ospedale, una mano sugli occhi. Sembrava come se tutto ciò che facesse fosse dormire e piangere, dalla separazione. Aveva perso il controllo della sua vita, delle sue azione, di tutto. Il momento in cui aveva alzato la mano e aveva picchiato la figlia le si riproponeva in continuazione, sia nei momenti in cui era cosciente sia quando dormiva, e la stava uccidendo.
Ho perso la mia famiglia, pensò lei. Si drizzò, e guardò in direzione della figura che stava lì in piedi. Dire che era shockata per chi fosse quella persona sarebbe un eufemismo.
“Uh, salve signora Carlin,” disse Ashley, un sorriso esitante sul suo volto.
Paula la fissò. “Cosa vuoi?”
La bruna fece un sospiro profondo, chiudendo gli occhi per un secondo. Per favore, fa’ che mi ascolti. Spencer sarà distrutta se perde sua madre.
“Posso sedermi?” chiese, indicando la sedia.
“Se proprio devi.”
Ashley si sedette. “Sono qui per parlarle di Spencer… beh, di Spencer e me.”
“Non c’è bisogno di spiegazioni,” disse Paula, freddamente. “Vi ho viste mentre vi baciavate, con i miei occhi.”
La bruna sospirò. Non la vedo per niente facile. Abbassò lo sguardo per guardarsi le mani, che erano attanagliate l’una all’altra sul suo grembo, e cominciò a giocherellare con un anello che aveva al pollice. Si fermò a pensare un momento, perché sapeva che doveva organizzare per bene il suo discorso, o avrebbe fatto poco per smuovere la madre superiora.
“Ascoltami, Ashley,” disse lei, vomitando il suo nome. “Questa è solo una fase che Spencer sta attraversando. Prima o poi si renderà conto che quello che sta facendo è malsano, e immorale, e si troverà un caro ragazzo cattolico.”
“Oh, andiamo!” esclamò Ashley, incapace di nascondere la sua rabbia. “Chi ami non è una cazzo di fase! Se sceglie di crederlo, allora sta per riceve una svegliata, Paula. Spencer è gay. Lo dica con me, G-A-Y--- gay. E non è una fase temporanea, è quello che è.”
Paula si alzò rabbiosa dalla sedia, sbattendo le mani sulla scrivania e fissando la ragazza, in piedi anche lei adesso.
Paula urlò, “Mia figlia non è gay!”
Ashley scosse la testa. “Bene, continui a negarlo. Ma deve sapere che se la abbandona nel momento in cui è più vulnerabile, quando sta ancora cercando di gestire il fatto che altre persone lo sappiano- se la lascia adesso, probabilmente non le permetterà mai più di riavvicinarsi a lei. Quello che sta facendo è ferirla.”
Oh, Spencer. Paula sentì le lacrime che cominciavano a formarsi nei suoi occhi, ma la bruna non aveva neanche lontanamente finito il suo appassionato discorso.
“È così meschino. Sta abbandonando sua figlia perché non sa gestire il fatto che lei sia diversa. Non è stato Dio a dire “ama il peccatore, odia il peccato?” OK, l’omosessualità non è un peccato, ma lei crede di sì, e si sta comportando da ipocrita. Dio la perdonerà. Sa, è una buona cosa che Spencer abbia me, perché almeno sa che qualcuno la ama per quello che è.”
“Puttanella!” ringhiò Paula, ma si fermò quando sentì un’improvvisa fitta sulla guancia. Alzando la mano per tenersi la pelle che stava incominciando a diventare rossa, fissò a bocca aperta la bruna.
“Quello è per Spencer.”
E detto questo, Ashley si voltò e si precipitò fuori dall’ufficio. Il suo palmo bruciava a causa dello scontro con il viso della donna più anziana. L’aveva colpita veramente forte. Spero che non chiami la polizia o faccia qualche pazzia del genere. Incrociò Ben nella hall, che la guardò con un’espressione incuriosita mentre quasi scappava via dall’ospedale.
Entrò nell’ufficio di Paula, trovandola buttata sulla scrivania, singhiozzante. Sapeva di meritarselo, ma nonostante questo non riusciva ad accettare l’idea che sua figlia stesse con.. una ragazza. Con Ashley. La frustrazione che sentiva per la situazione in cui si trovava la sopraffece, e non poté fare altro che arrendersi ad essa. Dio, pregò nella sua mente, perché io? Perché sta succedendo? Cosa ho fatto per meritarmi questo?
“Shh, è tutto apposto,” la calmò Ben, mettendole una mano sulla schiena. Incominciò ad accarezzarla in piccoli e confortevoli cerchi, e i suoi singhiozzi si ridussero in piccoli singulti.
“Quella ragazza ha rovinato mia figlia, come potrebbe mai essere tutto apposto?”
Il dottore sospirò, cercando di pensare ad un modo in cui farla sentire meglio. Guardò giù verso di lei, le sue guance segnate dalle lacrime; appariva sempre mozzafiato ai suoi occhi. Si abbassò e la baciò sulla guancia. Lei lo fissò, e poi si allungò per riportarlo di nuovo giù. Le loro labbra si incontrarono e si abbracciarono stretti. Potrei solo essere del sesso di consolazione, ma al diavolo, che così sia.
“Sta’ con me stanotte, Paula,” disse lui, staccandosi da lei.
Lei sospirò. Beh, Arthur ha fatto un sacco di storie a riguardo.
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Spencer si sedette sul suo letto, sforzandosi di fare qualche compito, dal momento che sapeva che non sarebbe stata in grado di concentrarsi quando la bruna sarebbe arrivata. Ogni qual volta cercavano di studiare fra di loro nella stessa stanza, succedeva qualcosa di simile al “That 70’s Show” e finivano per prendersi molte più pause dallo studio che studiare.
Beh, non esattamente una ‘pausa studio’, rifletté ridendo. Più come una pomiciata, con l’ordine aggiuntivo di palpare. Ridacchiò, mordendosi il labbro. Ma, penso che mi accontenterei di baciarla per sempre. Si immaginò le soffici e tenere labbra della sua ragazza, e sentì un piacevole brivido percorrerle la spina dorsale. Ritiro tutto, mi accontento solo di baciarla. Ma sempre più mi sento pronta a…
“Ehi, Spencer?”
Alzò lo sguardo e vide Glen in piedi sullo stipite della porta, che dava l’impressione di voler parlare con lei. Le era sempre suonata strana l’idea che lui, fra tutte le persone, venisse a chiedere consiglio proprio a lei.
“Entra,” disse lei, accennando con una mano ad un angolino del letto. “Sei qui per la mia saggezza?”
Lui le scompigliò i capelli, e lei lo scansò. “No, volevo solo parlarti. Non posso?”
“Sì che puoi. Va’ avanti.”
Lui sorrise, e i suoi occhi furono attirati dalla cornice che si trovava sul comodino di Spencer. La fotografia era una recente, dove la bruna la teneva da dietro, entrambe stavano ridendo. Lui ripensò a qualche tempo prima quando aveva appena scoperto dei suoi sentimenti per Ashley. Ok, in primis mi aveva sconcertato un po’. Ma.. Lei è sempre quella di prima, e loro sono così felici insieme. È come qualsiasi altro tipo di amore, no?... e come potrebbe essere sbagliato l’amore?
“Glen?” chiese lei, dandogli un colpetto con il gomito.
“Huh? Oh, scusa,” rise lui. “Volevo parlati riguardo ad Ashley.”
Lei si irrigidì. “Sei hai intenzione di provare a convincermi che la mia relazione con lei sia sbagliata, allora puoi andartene perché io la amo e stare con lei è una decisione che tocca a me prendere. Non alla mamma, né a te, né a chiunque ci guarda con disprezzo perché siamo entrambe delle ragazze.”
Alzò le mani, cercando di difendersi. “Woah, woah, ehi.. Non ho detto niente di tutto questo. Ero solo curioso.. come hai fatto.. beh, come hai fatto a capirlo? Quando lei è diventata più della ragazza figa con cui andare in giro?”
Spencer si rilassò, e considerò la domanda. Quand’è che lei ha incominciato a significare qualcosa di più per me?
“Penso che è stata sempre qualcosa di più,” rispose lei. “Non vedevo sempre l’ora di vederla, e ogni volta che eravamo insieme mi ritrovavo a desiderare che lei mi toccasse. Per qualsiasi scusa. Una pacca sul braccio, un abbraccio.. e in seguito ho cominciato a volere un bacio. E mi sono spaventata, perché beh, guarda come ha reagito mamma.”
“Già.. senti, mi dispiacere di aver spinto Aiden fra le tue braccia.”
Lei sospirò, ma lo guardò con i suoi occhi azzurri indulgenti. “Va bene, almeno hai cambiato idea ora.”
“Beh, vedo che lei ti rende felice.” Disse Glen. “E nonostante una parte di me si chieda ancora se sia giusto o no, penso che lei è in gamba abbastanza per renderti felice così, allora non è così male. E, ehi, io sono il tuo fratello maggiore. Qualcuno deve pur proteggerti.”
Lei sorrise e lo tirò a sé in un abbraccio. “Grazie Glen… non fai più schifo.”
“Beh, è un sollievo,” scherzò lui, facendole il solletico. Lei gridacchiò e saltò giù dal letto, scappando via da lui, approfittando del fatto che lui fosse più lento a causa del suo piede. La seguì giù per le scale, e non appena lei stava per schizzare in cucina, suonò il campanello.
Ashley aveva detto che non sarebbe stata di ritorno fino a più tardi. Pensò Spencer, confusa. Si avvicinò per aprire la porta, e rimase sorpresa di vedere Aiden lì in piedi, le sue mani ficcate in tasca. Sembrava incerto, e lei aggrottò la fronte. Ti prego, non dirmi che è qui per invitarmi ad uscire, o qualcosa del genere. Pensavo che avessimo superato questa fase.
Ma vide gli occhi della star di basket spostarsi oltre verso suo fratello. Ok, cos’è questa storia?
“Ehi Aiden,” lo salutò lei, e lui la guardò.
“Ciao,” disse lui, con un tono piatto. “Glen? Posso parlarti?”
Il ragazzo biondo esitò, e poi annuì, uscendo dalla porta d’ingresso con l’altro ragazzo. Perplessa, Spencer fissò la porta chiusa, chiedendosi a cosa era dovuta tutta quella tensione. Può essere che Glen ed Aiden… ? Sbuffò. Assolutamente no, non potrebbe mai succedere.
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Fuori, Aiden guardava il suo ex-rivale con un’espressione stanca. “Perché mi hai evitato oggi?”
Glen si sedette sugli scalini, facendo spallucce. “Non ti ho evitato, amico, sono stato solo impegnato.”
Il ragazzo più alto roteò gli occhi, e si sedette accanto a lui. Guardò il fratello maggiore dei Carlin che indietreggiava lontano da lui, e sospirò. È spaventato. Lo sapevo. Non è che stia per picchiarlo, o cose così.
“Senti, Glen,” disse lui, “non voglio che tu fraintenda quello che ho detto l’altra sera. Stavo solo pensando ad alta voce, ok? Quindi possiamo ritornare a comportarci normalmente, e dimenticare quello che è successo?”
C’era una certa tristezza nei suoi occhi che fece scattare qualcosa in Glen. Quella sensazione lo fece trasalire, e non era sicuro su come reagire, quindi guardò semplicemente Aiden che abbassava la testa, sospirando. Si pizzicò il dorso del naso, e rimase in un inquietante silenzio.
“Ehi, Aid.. stai bene?”
La star di basket guardò in su, con le lacrime agli occhi. “No. Sono terribilmente confuso, e più che spaventato di aver perso un amico.”
Glen ripensò a cosa aveva detto alla sorella poco prima, e sospirò. Quand’è che era diventato più che un amico?
Aiden scosse la testa, e qualche lacrima ricadde sulle sue guance. Non poteva evitarlo, tutto aveva fatto così schifo ultimamente che non riusciva proprio a gestire una cosa del genere. Per prima cosa scopro che la ragazza che pensavo mi piacesse è innamorata della mia ex, e ora ho incasinato tutto con uno dei migliori amici che io abbia mai…
I suoi pensieri si fermarono.
Glen lo aveva baciato.
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